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ALLA SCOPERTA DI PIEVE DI TECO

Mercoledi 25 Maggio 2016

Pieve Di Teco


Alla scoperta di Pieve di Teco Pieve Di Teco

PIEVE DI TECO

Un po' di STORIA

Il nome di questo comune deriva dalle parole in lingua latina di Plebs - comunità o chiesa da cui dipendono altri edifici religiosi rurali - e Theicos - un'antica divinità dei Celti da cui deriverebbe il nome del monte su cui sorge Pieve di Teco - .  
Dominio feudale dei marchesi di Clavesana furono questi ultimi ad erigere presso il monte Teco e ancora nella zona della piana, intorno al 1125, un corpo di guardia e un piccolo fortilizio per il controllo dei traffici e delle merci e di un forse già preesistente borgo sul bordo del pianoro della Ceive.
Dal 1386 Pieve di Teco fu sottoposta alla giurisdizione della Repubblica di Genova che conservò l'antico abitato in stile medievale edificato sotto la dominazione dei Clavesana ed erigendola a sede di capitanato. Quest'ultimo fu molto importante per la repubblica genovese, poiché posto alla frontiera con il territorio piemontese, in una zona strategica per il dominio della valle Arroscia.
Per dieci anni - dal 1426 al 1436 - fu occupata da Francesco Spinola, marchese della celebre famiglia genovese, e dopo anni di alternanza nella dominazione feudale fu nuovamente acquisita nel 1562 dalla Repubblica di Genova. Il borgo - in particolare le mura e il castello - subirono nel corso dei secoli innumerevoli invasioni dovendo ogni volta i Pievesi ricostruire il tutto, specie nella guerra tra i Genovesi e i Savoia del 1625.
Il Piemonte riuscì a conquistare Pieve di Teco nel 1744, ma già nel 1786 la popolazione si scontrò il vicino borgo di Ormea (CN) a causa dei pascoli di Viozene. Nel 1794 assistette al passaggio dell'esercito francese diretto in Piemonte, lasciando il borgo e la valle del fiume Impero in rovina.
Nell'ambito della prima campagna d'Italia napoleonica è segnalato nelle cronache del borgo il pernottamento a Pieve di Teco del generale Napoleone.
Con la dominazione francese il territorio pievese rientrò dal 2 dicembre 1797 all'interno della Repubblica Ligure[5]. Dal 28 aprile del 1798 fece parte del VIII cantone, come capoluogo, della Giurisdizione di Centa e dal 1803 centro principale del III cantone omonimo nella Giurisdizione degli Ulivi[5]. Annesso alPrimo Impero francese dal 13 giugno 1805 al 1814 venne inserito nel Dipartimento di Montenotte.
Dal 1973 al 31 dicembre 2008 è stata la sede amministrativa della Comunità montana Alta Valle Arroscia.
Attuale Sindaco è Alessandro Alessandri.

Punti di interesse - Cosa c'è da vedere......

Il TEATRO SALVINI
Il Teatro Salvini è una sala del tutto atipica soprattutto per le piccolissime dimensioni, è considerato il più piccolo teatro del mondo, e per la grazia strutturale: una sala che proprio grazie alle ridotte dimensioni attira da sempre visitatori italiani e stranieri incuriositi.
Realizzato a metà ottocento, come riportato nei "Cenni Storici", le caratteristiche dell'edificio non corrisponde ai canoni teatrali ottocenteschi, ma richiami tipologie sei-settecentesche.
Esso presenta, infatti, 43 metri quadrati di palcoscenico, 99 posti a sedere tra la platea e i 2 ordini di palchi ed il loggione; tali palchi sono allineati su una pianta ad "U" stretta e lunga.
Questa configurazione trae motivo da una necessità di interazione con la platea nel caso di feste danzanti, molto frequenti all'epoca;
Il palcoscenico è separato dalla sala da un boccadopera decorato pittoricamente.
Da ricordare che tutta la struttura della sala, la sua copertura, il palcoscenico sono interamente in legno.

MUSEO DELLE MASCHERE D’UBAGA
Le "Maschere di Ubaga" è un progetto nato da una ricognizione di Franco Dante Tiglio sulle origini e sui contenuti della cultura contadina di Ubaga, piccolo centro del territorio dell'Alta Valle Arroscia, nel corso della quale hanno preso forma memorie, situazioni, eventi ed esperienze, condensate in figure simboliche la cui interpretazione poetica e plastica è stata demandata a 80 maestri italiani e stranieri dell'arte contemporanea.
Nell'idioma Ligure pre-latino "Ubagu" designava località alpestri, fredde, scoscese, selvose, esposte a settentrione e del tutto inospitali, ma le cui remote radici affondano nel substrato etnico - culturale di quelle primitive tribù di pastori agricoltori che, per circa due millenni, avevano dato vita al culto del monte Bego.
In Arte la forma più diretta per riattualizzare il mito è rappresentata dalla "maschera", la quale ancor prima di essere un'opera estetica, rappresenta il mezzo per stabilire un contatto con ciò che sfugge: il tempo, le memorie, gli eventi, ma anche l'ignoto, il transumano, il soprannaturale.
Le maschere di Ubaga riattualizzano i momenti vitali dell'esistenza che riguardano gli spazi dell'anima e la comunione con la natura. Con il linguaggio delle forme e dei colori e con l'ausilio dei simboli, esse evocano immagini di forze cosmiche, anche di virtù e debolezze della natura umana, che formalizzano le categorie del "bene" e del "male", aventi un'influenza fondamentale sul destino del singolo e della collettività.
Come simboli di forze naturali o soprannaturali, le Maschere di Ubaga, sono protagoniste di un "rituale" che si richiama alle festività agresti di mezza estate e alla tradizione dei "falò" di San Giovanni, con i quali il mondo contadino celebrava il risveglio della natura.
Al rituale, che rappresenta una allegoria mitologica della morte e della rinascita della natura, partecipano 42 maschere suddivise tra quelle propizie da una parte, e dall'altra quelle ostili all'uomo.
Le "Maschere di Ubaga", mostra permanente inserita nel museo del territorio della valle Arroscia, è visitabile presso il piano terra del S.A.A.C.S "Sebastiano Manfredi" (Spazio Aggregativo d'Arte Cultura e Storia) presso l'ex-convento delle Agostiniane nella città di Pieve di Teco.

PALAZZO BORELLI
Nella sua struttura, il Palazzo segue le linee del tipico palazzo signorile ottocentesco.
Sulla base di ampi scantinati (in cui sono utilizzate, o riutilizzate, anche belle colonne in pietra) si eleva massiccio volume rossastro dell'edificio, con pianterreno, primo piano (che funge da mezzanno, ed era adibito alla servitu') un altissimo piano nobile, ed un terzo piano.
Un severo portone, ad ampi riquadri e borchie in bronzo, introduce all'androne, dove si apre un piccolo cortile interno per l'illuminazione delle altre stanze, e da cui si accede ai piani superiori. Qui inizia infatti il ricco scalone in marmo bianco che conduce dapprima al mezzanino, ed infine al piano nobile.
Dal pianerottolo di quest'ultimo un porta introduce nella galleria di ingresso e disimpegno.
Da essa, da un lato, si accede ad un'ampia sala, oggi Sala Consigliare, dotata di un ricco soffitto ad impalcato, e ad una parte dell'appartamento padronale vero e proprio, che si sviluppa attorno al cortile interno.
Questa parte è suddivisa nei molti vani dedicati alle varie funzioni: in sostanza quelle inerenti alla vita quotidiana della famiglia, corridoi, salette, studioli, camere da letto, vani di servizio, ecc.
C'è poi la parte avente specifica funzione di prestigio. Essa ha il proprio centro estetico nel sontuoso salone d'onore, oggi sala di rappresentanza della Municipalità.
Si tratta di una vasta sala quadrangolare pavimentata in legno, con tre delle quattro pareti riccamente affrescate con scene di romantico stile settecentesco, ed aventi a protagonisti due giovani innamorati. Queste pitture sono di elevata qualità, e perfettamente conservate, come peraltro tutte le altre del Palazzo.
Nella quarta parete, volta a mezzogiorno, si aprono le alte finestre, riparate da persiane e pesanti tendaggi.
Il riquadro centrale del sontuoso soffitto è affrescato a scene mitologiche di Amore e Psiche, ed è riccamente incorniciato da motivi neo-rinascimentali in oro su blu, un affresco di "putti canori" ritrae la piccola Veronica, ben distinguibile per l'atteggiamento diverso rispetto agli altri fanciulli rappresentati.
Nella parte dedicata alla vita della famiglia, altre stanze, in particolare quelle da letto, recano sui soffitti affreschi di non minore qualità rispetto alla sala delle feste, mentre in altri vengono preferiti raffinati dipinti a grottesche.
Anche nel mezzanino esiste un locale dall'ampio soffitto piano, affrescato in stile piuttosto geometrizzante, assai diverso da quelli del piano nobile, e che richiama in modo plausibile la probabile funzione di sala da pranzo della servitù.
Il palazzo (ricordo della casa natale?) era anch'esso dotato di un impianto di riscaldamento ad aria calda, e conserva anche un oggetto piuttosto raro nella Pieve dell'epoca, una bella vasca da bagno in marmo grigio, con i grandi rubinetti originali in ottone. Nell'edificio è rimasta parte del mobilio di famiglia, pianoforte incluso.
Il palazzo venne ceduto nel 1903 al Comune e da allora è la splendida sede del Municipio.

COMUNE DI PIEVE DI TECO
Corso Mario Ponzoni, 135 
18026 Pieve di Teco (IM) - Italia
Telefoni:
(+39) 0183-36313
(+39) 0183-36315
Email: segreteria@comune.pievediteco.im.it


HISTORY
The name of this town comes from the words in Latin “Plebs” - community or church they depend on other rural religious buildings - and “Theicos” - an ancient Celtic god from which derives the name of the mountain on which rises Pieve di Teco -.
Feudal domain of the Clavesana ‘s Marquis were the latter to erect near Mount Teco and again in the plana area, around 1125, a guard and a small fort for the control of traffics and goods and of a possibly already existing village on the Ceive’s edge of the plateau.
From 1386 Pieve di Teco was under the jurisdiction of the Republic of Genoa, which kept the ancient village in medieval style built under the Clavesana’s domination and erecting it in Seat of Captaincy. The latter was very important for the Republic of Genoa, place since the border with Piedmont, in a strategic area for the domain of the Arroscia Valley.

For ten years - 1426-1436 - was occupied by Francesco Spinola, marquis of the famous Genoa’s family, and after years of alternation in feudal domination was re-acquired in 1562 by the Republic of Genoa. The village - especially the walls and the castle - suffered over the centuries countless invasions since every time the Pievesi rebuild everything, especially in the war between the Genoese and the Savoy in 1625.
Piedmont conquered Pieve di Teco in 1744, but already in 1786 the population collided with the near village of Ormea (CN) due to Viozene pastures. In 1794 he witnessed the direct passage of the French army direct in Piedmont, leaving the village and the river Impero valley in decay.
As part of the first campaign of the Napoleonic Italy is reported in the chronicles of the village the overnight in Pieve di Teco of General Napoleon.
With the French domination the territory Pievesi returned from 2 December 1797 in the Ligurian Republic [5]. From 28 April 1798 was part of the eighth canton, as chief town, of the Jurisdiction of Centa and since 1803 the main center of the third canton homonym of Olives Jurisdiction [5]. Annexe to the first French Empire from 13 June 1805 to 1814 was included in the Department of Montenotte.

From 1973 to December 31, 2008 was the administrative headquarters of the Mountain Community Alta Valle Arroscia. Its last president was Renzo Brunengo who was also mayor of Pieve di Teco from 1998 to 2007. With the new provisions of the Regional Law No. 24 of 4 July 2008 [10], in force since 1 January 2009, the two mountain communities were united in the mountain community Olive and Upper Valley Arroscia with President Ernesto De Guglielmi. The municipality of Pieve di Teco didn’t enter into the new mountain community that was later suppressed by the Regional Law n ° 23 of 29 December 2010 [11] and in force since 1 May 2011 [12].

Points of interest
THEATRE SALVINI
The Salvini Theatre is a completely atypical room especially for the small size, it is considered the smallest theater in the world, and for structural grace: a hall that thanks to its small size has always attracted Italian and foreign visitors curious.

Conducted in mid-nineteenth century, as reported in the "Historical Outline", the characteristics of the building does not meet the nineteenth-century theatrical canons, but types recalls seventeenth and eighteenth centuries.
It has, in fact, 43 square meters of the stage, 99 seats beethween the stalls and the two tiers of boxes and the gallery; these stages are lined up on a plant "U" narrow and long.
This configuration is grounds by a need for interaction with the audience in the case of dances, very common at the time;
The stage is separated from the hall by a proscenium decorated pictorially.
To remember that the whole structure of the hall, his cover, the stage is made entirely of wood.
MUSEUM OF MASKS OF UBAGA
The "Ubaga Masks" is a project born from a recognition of Franco Dante Tiglio on the origins and content of the rural culture of Ubaga, a small town in the territory of the Arroscia Valley, during which they took form memories, situations, events and experience, condensed into symbolic figures whose poetic and plastic interpretation has been entrusted to 80 Italian and foreign masters of contemporary art.
Idiom Ligure pre-Latin "Ubagu" designated locations alpine, cold, steep, wooded, facing north, and quite inhospitable, but whose roots lie in remote ethnic substrate - cultural of those primitive tribes of farmers shepherds, for about two millennia, had given birth to the worship of Mount Bego.
Art in the most direct way to re-enacting the myth is the "mask", which even before being an aesthetic work, represents the means to establish contact with what escapes: time, memories, events, but also the unknown, the transhuman, the supernatural.
Masks Ubaga reactualize vital moments of affecting your inner space and communion with nature. With the language of forms and colors, and with the help of symbols, they evoke images of cosmic forces, including strengths and weaknesses of human nature, which formalize the categories of "good" and "bad", having an influence key on the fate of the individual and the community.
As symbols of natural or supernatural forces, the Ubaga masks, are the protagonists of a "ritual" which refers to the Midsummer celebrations and the rural tradition of the "bonfire" of St. John, with whom the peasant world was celebrating the awakening of nature.
The ritual, which represents a mythological allegory of death and rebirth of nature, part 42 masks divided between those favorable on the one hand, and secondly those hostile to man.
The "Ubaga Masks", permanent exhibition included in the museum of the Arroscia Valley area, it is visited at the ground floor of SAACS "Manfredi Sebastiano" (Aggregative Space of Culture and History) Art at the former Augustinian convent in the city Pieve di Teco.
Borelli PALACE
In its structure, the palace follows the lines of the typical nineteenth-century mansion.
Using broad basements (where they are used or reused, even beautiful stone columns) rises massive reddish volume of the building, with ground floor, first floor a very high level noble, and a third plan.
A strict door, with wide square and bronze studs, introduces into the entrance hall, where there is a small courtyard for lighting of other rooms, and which gives access to the upper floors. From here begins the rich white marble staircase that leads first to the mezzanine, and finally on the main floor.
From the landing of the latter it introduces a door in the entrance gallery and hallway.
From it, on the one hand, it leads to a large room, now Recommend room, equipped with a full deck to ceiling, and a master of the apartment itself, which is built around the inner courtyard.
This part is divided into several rooms dedicated to various functions: essentially those related to the daily life of the family, corridors, rooms, workrooms, bedrooms, utility rooms, etc..
Then there is the prestige of having a specific function. It has its own beauty center in the sumptuous hall of honor, today the Municipality boardroom.
It is a large square room with wooden floor, with three of the four richly frescoed walls with romantic scenes eighteenth century style, and having to protagonists two young lovers. These paintings are of high quality, and perfectly preserved, as indeed all the other Palace.
In the fourth wall, once at noon, open the tall windows, sheltered by blinds and heavy drapes.
The center pane of the sumptuous ceiling is painted with mythological scenes of Love and Psyche, and is richly framed by neo-Renaissance motifs in gold on blue, a fresco of "putti singing" portrays the little Veronica, easily distinguishable by the different attitude than others represented children.
In the part dedicated to the life of the family, other rooms, particularly bedrooms, go on frescoes of no less quality than the ceiling of the ballroom, while others are refined favorite paintings grotesque.
Also in the mezzanine there is a local from the large flat ceiling, frescoed in the style rather geometrical, very different from those of the main floor, and which attracts plausibly probable dining servants function hall.
The palace (remember the birthplace?) Was also equipped with a hot air heating system, and also maintains a rather rare item in the Parish of the time, a nice bathtub in gray marble, with great original taps brass. The building remained part of the family furniture, including the piano.
The building was sold in 1903 to the City and since then is the beautiful town hall.

Qualche consiglio...
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